Il rapporto di fine anno della piu' grande piattaforma di lavoro online al mondo ha un dato che sta girando tra le chat dei professionisti: chi lavora su intelligenza artificiale complessa guadagna il 45 per cento in piu' rispetto a chi si limita a usare un chatbot per scrivere due email al giorno. Quarantacinque per cento. Un numero che nel nostro paese ha la stessa reazione di un annuncio di sconto annunciato per domani: tutti ne parlano, nessuno apre il browser.
Il meccanismo, in realta, e' semplice da descrivere e scomodo da ammettere. Si legge il titolo, si condivide il post con un pensiero profondo sul futuro del lavoro, si aggiunge una riga sull'adattabilita', e poi si chiude tutto e si apre Netflix. Il rinvio e' servito: il badge di "persona innovatrice" e' gia' stato assegnato a costo zero, senza alcun rischio di dover effettivamente innovare qualcosa.
Intanto, i guadagni veri vanno a chi ha gia' cominciato a studiare, a sperimentare, a costruire. Non necessariamente geni: spesso persone semplicemente curiose che hanno passato sei mesi a collegare API, a far girare agenti automatici, a imparare a leggere i documenti tecnici di un'azienda per capire dove si poteva automatizzare qualcosa. Quelli hanno gia' cambiato fascia. E non hanno fatto niente di speciale: hanno solo iniziato prima.
La satira, pero', non risparmia ne' noi della redazione. Abbiamo un archivio, davvero, di documenti intitolati "Piano di formazione - da iniziare a settembre". Non sono metafore: sono file fisici, aperti e mai chiusi, con dentro quattro paragrafi scritti con una punta di entusiasmo e tre mesi fa. Accanto, corsi online acquistati durante l'ultimo salone del mobile, mai avviati, mai ripresi, gia' dimenticati. Il nostro ufficio ha la densita' di buone intenzioni piu' alta di qualsiasi battito.
Il paradosso e' che il mercato premia proprio chi smette di aspettare, mentre la cultura professionale italiana continua a premiare chi sa aspettare bene. Il generalista, quello che fa un po' di tutto e un po' niente, si trova incastrato in un segmento che si restringe di anno in anno: i prezzi scendono, le richieste si moltiplicano, il margine si assottiglia. Non scompare il lavoro, scompare la posizione comoda in cui credevi di essere al sicuro.
C'e' anche un altro numero che dovrebbe farvi sudare freddo: la maggior parte dei professionisti italiani non ha ancora cambiato una sola tariffa negli ultimi anni. Non perche' non meriti di piu', ma perche' alzare il prezzo richiede una frase difficile da pronunciare al telefono, e quella frase rimane in coda da mesi. Chi aspetta di sentirsi pronto per alzare le tariffe non le alza mai: ci si sente pronti solo dopo averlo gia' fatto.
Un antidoto esiste, e non e' complicato. Smettete di aspettare il momento giusto per studiare. Il momento giusto non arriva mai, per definizione: se arrivasse, non si chiamerebbe procrastinazione, si chiamerebbe pianificazione. Scegliete un'ora, mettetela in agenda come se fosse una riunione con un cliente (perche' con un cliente siete bravissimi a rispettare gli orari), e usatela per una cosa sola: leggere la documentazione di uno strumento che fino a ieri vi sembrava roba da specialisti.
Poi fatelo per quattro settimane di fila. Quarantacinque per cento non arrivano con il corso giusto comprato al momento giusto, arrivano con la costanza di chi ha smesso di dire "ci penso". E se il vostro ufficio ha gia' una pila di "Piano di formazione - da iniziare a settembre", sappiate che non siete soli: siamo in tanti, e la pila cresce piu' veloce di quanto si svuoti.
Nel frattempo, qualcuno ha gia' fatto i conti. Mentre voi rimandate, quel professionista sta fatturando progetti che tre mesi fa non esistevano. Il tempo, si sa, e' l'unica risorsa che non e' rimandabile: e, a differenza di un preventivo, non accetta la frase "a settembre".