Se lavori nelle vendite, la conosci bene. E' la frase che fa accapponare la pelle a ogni commerciale con piu' di due giorni di esperienza: "Ci devo pensare". Tre parole apparentemente innocue che, tradotte dal linguaggio clienti, significano quasi sempre "non adesso", "forse mai", o piu' precisamente "ne parliamo a settembre".

Secondo le ricerche piu' recenti sui processi decisionali, il 73% delle obiezioni di vendita nasconde in realta' una forma di procrastinazione. Non e' che il cliente non voglia comprare: e' che decidere fa paura. E davanti a una scelta, il cervello umano preferisce rimandare piuttosto che sbagliare.

In questa guida vediamo come riconoscere le tre obiezioni-procrastinazione piu' comuni e come gestirle senza sembrare aggressivi o insistente.

Obiezione 1: "Ci devo pensare"

La regina delle obiezioni. Il cliente l'ha usata talmente tante volte che ormai gli esce automatica, come rispondere "bene" al "come stai?". Il problema e' che non significa niente. Pensare a cosa? A quale aspetto? Serve un prezzo migliore? Vuole confrontare? Ha un dubbio specifico?

Tecnica utile: invece di insistere, fai una domanda mirata. "C'e' un aspetto in particolare su cui vuoi riflettere? Ti posso aiutare a fare chiarezza." Questa domanda ha due effetti: costringe il cliente a uscire dal vago e dimostra che non stai cercando di "fregarlo" ma di aiutarlo davvero. Se l'obiezione era solo un paracadute di procrastinazione, cade da sola.

Obiezione 2: "Devo parlarne con..."

Il classico rinvio a terzi. Il socio, il commercialista, la fidanzata, il cane - qualsiasi figura esterna che possa fungere da alibi per non decidere. Attenzione: a volte e' vero, il cliente deve davvero confrontarsi. Ma il piu' delle volte e' solo un modo per guadagnare tempo.

Tecnica utile: proponi un mini-step. "Capisco benissimo. Possiamo intanto preparare insieme un riepilogo dei punti chiave che puoi portare al tuo socio? Ci mettiamo 10 minuti e ti arriva tutto chiaro per email." In questo modo trasformi "devo parlarne" in "parliamone insieme e prepariamo il terreno". Il cliente si sente supportato, non pressato.

Obiezione 3: "Torno da te"

La variante piu' subdola. Il cliente non dice ne' si' ne' no, dice che tornera' lui. Ed e' qui che si nasconde la procrastinazione piu' pericolosa: quella che scarica la responsabilita' sul venditore. "Torno da te" significa "il prossimo passo lo fai tu", quando invece nella vendita consulenziale il prossimo passo dovrebbe sempre essere concordato.

Tecnica utile: fissa subito un appuntamento di check. "Perfetto, cosi' ci risentiamo giovedi' prossimo alle 15:30? Ti mando un promemoria via email." Se il cliente accetta, grande: hai bloccato un momento di verifica. Se nicchia, allora forse "torno da te" era solo un modo gentile per dire "non mi interessa" - ed e' meglio saperlo subito.

La regola d'oro: anticipare il "ne parliamo a settembre"

C'e' un momento dell'anno in cui la procrastinazione raggiunge il suo apice: l'estate. Caldo, ferie, ferragosto, e quella sensazione che tutto possa aspettare settembre. E settembre diventa ottobre, ottobre diventa novembre, e a dicembre si dice "riprendiamo a gennaio".

Il venditore esperto riconosce questo schema e lo affronta prima che si cristallizzi. Come? Portando il cliente al presente. "Cosa potrebbe succedere se rimandiamo questa decisione a settembre? Quali opportunita' rischiamo di perdere in questi tre mesi?" Non e' una pressione: e' un invito a considerare il costo reale del rinvio.

La regola pratica: ogni volta che un cliente dice "ne parliamo dopo", chiediti: "Sta davvero rimandando per necessita' o per paura di decidere?" Nel 90% dei casi e' paura. E la paura si supera con informazioni chiare, non con l'attesa.

Strumenti pratici per non cadere nella trappola

Ecco un piccolo kit di sopravvivenza per gestire le obiezioni-procrastinazione:

Alla fine, la verita' e' una: le vendite non si chiudono per caso. Si chiudono perche' qualcuno ha avuto il coraggio di non rimandare. E il cliente, statisticamente, ti ringrazia per averlo aiutato a decidere - anche quando la risposta finale e' "no". Perche' un "no" chiaro e' meglio di un "forse" che dura sei mesi.

Quindi la prossima volta che senti "ci devo pensare", non scoraggiarti. Sorridi. E preparati ad applicare le tecniche giuste. L'importante e' non rimandare a tua volta - perche' la procrastinazione, si sa, e' contagiosa. E a settembre poi e' tardi.