L'ennesimo seminario sulle tecniche di vendita era previsto per martedì scorso. Il direttore commerciale aveva mandato un promemoria due settimane prima: "Corso obbligatorio, tutti presenti, portate il notebook". Tre persone su dodici si erano iscritte. Martedì mattina, ore 9:15, la sala riunioni era vuota. Il formatore era già lì, con la lavagna piena di diagrammi e un sorriso che stava iniziando a tremare.
"Ne parliamo a settembre", aveva detto uno dei venditori, rispondendo al reminder. Un altro si era giustificato con "Ho un cliente in trattativa" - lo stesso cliente che era in trattativa da sei mesi senza mai chiudere. Il terzo non aveva risposto affatto, probabilmente perché stava leggendo proprio quel promemoria mentre faceva finta di essere impegnato.
Il circolo vizioso del "dopo"
Succede così, sempre allo stesso modo. L'azienda annuncia un corso di formazione. I venditori dicono "ci penso". Il direttore aspetta. Passano due settimane. Il corso viene rinviato. I venditori dicono "ok, allora a settembre". A settembre arriva, ma intanto c'è il periodo estivo, e poi c'è Natale, e poi c'è il primo trimestre che è sempre difficile, e poi... beh, "ne parliamo a settembre" è un loop infinito che non ha mai una fine logica.
Ma non è solo colpa dei venditori. Il direttore stesso sa che quel corso serve, sa che il team ha bisogno di aggiornarsi sulle nuove tecniche di negoziazione, sa che i competitor stanno investendo in formazione. Però "adesso non è il momento giusto". Quando sarà il momento giusto? Mai. Il momento giusto non esiste, esiste solo quello che ci prendiamo.
I numeri che non raccontiamo
Secondo i dati più recenti, il Codice degli Incentivi entrato in vigore quest'anno ha ampliato la platea dei beneficiari per la formazione aziendale. Aziende che prima non potevano accedere a contributi per la formazione ora possono farlo. Il problema? La maggior parte dei proprieteri e dei direttori commerciali ha rimandato la richiesta "per vedere come va". Come va cosa? La vita? Il mercato? Il tempo?
Ogni giorno che passa senza formazione è un giorno in cui i tuoi venditori usano le stesse tecniche di tre anni fa. E tre anni fa, nel mondo delle vendite, eravamo in un'altra epoca. I clienti cambiano, le esigenze cambiano, i canali digitali esplodono, e noi continuiamo a chiedere "ma chi ha il numero di telefono di quell'azienda?" come se telefonare fosse ancora l'unico modo per vendere.
La scusa perfetta
"Ho un preventivo da preparare" - la scusa classica. Come se preparare un preventivo richiedesse otto ore filate di concentrazione, senza possibilità di fare una pausa per un'ora di formazione. Come se quel preventivo, una volta consegnato, non finisse nella cartella "da rivedere" del cliente per altre tre settimane.
"Il cliente chiama sempre a quest'ora" - un'altra favola. I clienti non chiamano mai a quest'ora, chiamano quando gli pare, e se non rispondiamo他们ci richiamano dopo. Ma noi usiamo il telefono come se fosse una scusa per non fare altro. "Non posso, sto aspettando una chiamata" - la frase più abusata nelle vendite, pronunciata da persone che in realtà stanno guardando il cellulare aspettando una notifica che non arriverà mai.
Quando il "dopo" diventa "mai"
Il vero problema non è la formazione in sé. Il vero problema è che rimandando la formazione, rimandiamo tutto il resto. Rimandiamo la chiusura dei deal, rimandiamo l'aggiornamento delle competenze, rimandiamo la crescita personale e professionale. E un giorno ci svegliamo e capiamo che il "dopo" non è mai arrivato, che abbiamo perso un'occasione dopo l'altra, che i nostri competitor ci hanno superato non perché erano più bravi, ma perché erano più pronti.
La prossima volta che qualcuno dice "ne parliamo a settembre", ricordati che settembre è già finito. Ogni "dopo" è un "mai" detto con le parole giuste per non farci sentire in colpa. Ma il mercato non aspetta, i clienti non aspettano, e la formazione non aspetta.
Forse è il tempo di smettere di rimandare e iniziare a fare. Anche solo un'ora. Anche solo un corso. Anche solo una tecnica nuova. Perché l'alternativa è restare dove siamo, con le stesse scuse, gli stessi risultati, e la stessa sensazione di aver perso qualcosa di importante senza capire cosa.