Ciao,
ti scrivo questa lettera che non ti mandero' mai. Non per vigliaccheria. Per igiene mentale. Perche' se davvero te la spedissi, dovrei poi affrontare la tua risposta imbarazzata, il tuo "cavolo hai ragione", e il tuo ennesimo rinvio. E non ho piu' tempo per i tuoi rinvii.
Il tuo "urgentissimo" di febbraio e' ancora li' nella mia casella. Con tre stelline, bandierina rossa, flag ad alta priorita'. Un piccolo gioiello di posta elettronica. Di fianco c'e' il tuo messaggio vocale di marzo, quattro minuti, in cui dici "gia', gia', mi muovo oggi pomeriggio". Poi il sollecito di aprile, gentile. Poi quello di maggio, un filo meno. Poi il silenzio di giugno. Siamo a giugno. E il tuo "urgentissimo" e' diventato reperto archeologico.
Perche' vedi, quando un cliente scrive "urgentissimo" con la coda di paguro in calce, si apre una finestra. Stretta. Una finestra di 72 ore, forse 96 se sei generoso. In quelle ore l'urgenza e' vera. Poi le ore passano, e l'urgenza deperisce come frutta dimenticata in frigo.
Lo so cosa stai pensando: "cavolo, ha ragione, devo sbrigarmi". Poi arriva una notifica, arriva un'altra mail, arriva la riunione. Il ciclo ricomincia. La procrastinazione non e' pigrizia: e' un loop. Tu ci sei dentro, nel loop. Io lo guardo da fuori. Da fuori e' esilarante.
Il problema e' che dall'altra parte, ogni "urgentissimo" non gestito e' un buco nella giornata. Perche' io il sopralluogo l'ho fatto. Le quotazioni le ho preparate. Io il mio lavoro l'ho finito il giorno dopo la tua richiesta. Tu il tuo l'hai rimandato al primo lunedi' utile del prossimo ciclo zodiacale.
Allora ti dico: rivendica il diritto alla calma, ma fallo sul serio. Se non e' urgente, non scrivere "urgentissimo". Scrivi "quando hai un minuto". Il linguaggio crea aspettative: se lo carichi di urgenza finta, la prossima volta che sara' davvero urgente io ti prendero' sul serio come un allarme che suona tutte le notti.
E lo so: "siamo di corsa", "e' un periodo infernale", "appena esco da questa riunione". Le conosco tutte. Le ho catalogate. Ho un foglio Excel con le scuse dei clienti. A settembre pubblico lo studio. Forse.
Un abbraccio a senso unico,
Della Redazione
il conto della procrastinazione che nessuno vuole vedere.