Ogni freelance conosce la frase. La piu' potente, la piu' misteriosa, la piu' italiana di tutte: "il bonifico e' partito". Puo' essere pronunciata il 3 agosto, il 14 agosto o il 31 agosto, ma ha sempre lo stesso significato: i soldi non ci sono, non ci saranno, e probabilmente non ci sono mai stati.
I dati del 2026, pubblicati proprio mentre l'Italia intera si preparava alle ferie, sono impietosi: piu' della meta' dei pagamenti ai professionisti autonomi arriva in ritardo. Non parliamo di qualche giorno di tolleranza, sia chiaro. Parliamo di settimane, a volte mesi, quasi sempre con le ferie di mezzo. Il risultato e' che il freelance medio trascorre l'agosto a controllare l'app della banca ogni quaranta minuti, con la stessa ansia di chi aspetta un esito clinico, mentre il cliente e' su una spiaggia a fare foto al tramonto con il telefono che, guarda caso, funziona benissimo per i contenuti social ma non per autorizzare un bonifico.
Il calendario delle scuse estive
La scusa estiva ha una gerarchia precisa, tramandata di generazione in generazione come i segreti di bottega:
- "Il commercialista e' in ferie" - come se il commercialista fosse l'unico essere umano al mondo a poter cliccare un pulsante. E comunque, domanda legittima: i bonifici non si possono programmare prima delle ferie?
- "Il titolare deve firmare" - il titolare, si sa, firma solo in presenza di specifiche condizioni atmosferiche e lunari. In agosto le condizioni non si verificano mai.
- "Il bonifico e' partito" - la regina delle scuse. Partito come il Titanic: con grande annuncio e destinazione fondale marino.
- "Appena rientro, te lo giro" - traduzione simultanea: "ne parliamo a settembre".
Il galateo del sollecito
La parte piu' assurda della storia e' il comportamento del freelance. Perche' il professionista non sollecita? Perche' ha paura di sembrare insistente. Ha fatturato, ha lavorato, ha consegnato, ma non osa chiedere i propri soldi per non risultare scortese. E' l'unico settore al mondo in cui il creditore chiede scusa al debitore.
Si sviluppa cosi' il rito del sollecito timido: il messaggio "le chiedo solo un aggiornamento", la telefonata "non vorrei disturbare", la frase "so che avra' da fare". Il debitore, dal canto suo, risponde con una cortesia spiazzante: "ci penso io", "tranquillo", "a settembre sistemiamo tutto". E il freelance ci crede. Ancora. Sempre.
La catena alimentare del ritardo
La cosa piu' bella e' che il ritardo e' democratico: contamina tutti. Il cliente ritarda il pagamento al freelance, il freelance ritarda il pagamento al suo fornitore, il fornitore ritarda il pagamento al suo collaboratore. E' una catena alimentare del denaro in cui ogni anello aspetta che l'anello precedente si sblocchi, e nessuno si sblocca mai, perche' tutti aspettano settembre.
Nel frattempo, le banche non vanno in ferie: gli interessi sul fido si accumulano puntuali come le bollette. Il conto in rosso, quello si', rispetta le scadenze. L'unico adempimento che non conosce ritardi e' quello che ti fa pagare.
La morale di agosto
E cosi', cari freelance, mentre il bonifico "partito" viaggia nel mondo delle cose che non arrivano - insieme alle risposte ai preventivi, ai feedback sui progetti e alle conferme delle riunioni - fatevi una domanda: ma se il cliente vi dicesse "ne parliamo a settembre", voi lo considerereste un pagamento? No. E allora perche' continuate ad accettarlo come scadenza?
La verita' e' che "ne parliamo a settembre" e' l'unica clausola contrattuale che nessun legale potra' mai contestare, perche' non e' scritta da nessuna parte. E il bonifico? Il bonifico e' partito. Come sempre. Destinazione: data da destinarsi. In fondo, anche lui ha deciso di prendersi le ferie.