Se pensi che l'intelligenza artificiale sia roba da data scientist con gli occhiali spessi e la tazza di kombucha in mano, abbiamo una notizia per te: l'AI e' gia' nella pizzeria sotto casa tua. E sta imparando cosa ordini il venerdi' sera.
Non e' fantascienza. E' gia' successo. Domino's, la catena di pizza delivery piu' grande del mondo, usa l'AI per predire cosa ordinera' ogni cliente prima ancora che apra l'app. Il sistema si chiama DOM (Domino's Ordnance Map, per i patiti delle abbreviazioni inutili) e funziona cosi': analizza lo storico degli ordini, il meteo, il giorno della settimana, gli eventi sportivi in citta', e ti propone la pizza giusta al momento giusto. Risultato? Ordinano il 20% in piu' perche' non devono neanche pensarci. La pigrizia vince sempre, e l'AI lo sa.
Ora, tu che gestisci una pizzeria artigianale a Roma o a Milano o a Sassari, probabilmente stai pensando: «Ma io non sono Domino's. Io ho 40 coperti e faccio la pizza come me l'ha insegnata mio nonno. L'AI non fa per me».
E invece no. Sbagliato. Esistono gia' decine di software per la ristorazione che integrano AI a prezzi accessibili. Roba che analizza il tuo storico ordini e ti dice: «Venerdi' prossimo prepara 5 kg di impasto in piu', perche' l'anno scorso lo stesso weekend ha piovuto e hai fatto il 30% di coperti in piu'». O ancora: «Il cliente Mario Rossi ordina sempre margherita con doppia mozzarella. Se non la trovi in menu', smette di venire».
E tu che aspetti? Che arrivi l'AI della concorrenza a portarti via i clienti uno per uno?
Il paradosso e' bellissimo. Passi ore a scegliere il pomodoro giusto, a trovare la mozzarella perfetta, a curare l'impasto per 72 ore. Ma quando si tratta di capire chi sono i tuoi clienti e cosa vogliono, improvvisamente diventi «un'artigiano, non un'azienda». Come se l'artigianato escludesse la possibilita' di sapere quante pizze preparare il sabato sera invece di buttare via l'impasto la domenica mattina.
Come abbiamo gia' raccontato in questo articolo su come l'AI spaventa le aziende, la storia e' sempre la stessa: «ci pensiamo». Solo che «ci pensiamo» nel linguaggio della ristorazione si traduce in: intanto il competitor ha installato un totem digitale che riconosce i clienti abituali e gli propone la loro pizza preferita con uno sconto, e tu sei li' che ancora scrivi i numeri di telefono su un block notes.
I dati parlano chiaro: i ristoranti che usano sistemi di predictive ordering riducono lo spreco alimentare del 25% e aumentano il fatturato del 15%. Non sono percentuali da consulente marketing. Sono numeri veri, misurati, replicati. Ma siccome in Italia «tanto e' un periodo» e «l'AI non capisce la nostra clientela», si rimanda. Sempre. Fino a quando il nuovo locale in fondo alla strada, quello con l'illuminazione a led e il menu' digitalizzato, non ti ha portato via meta' dei clienti.
E allora forse ti chiederai: «Ma perche' non ci ho pensato prima?».
La risposta e' semplice: perche' rimandare e' piu' comodo. Fino a quando non lo e' piu'.