MILANO - Un'ondata di entusiasmo ha travolto le PMI italiane quando hanno scoperto l'esistenza dell'intelligenza artificiale. Peccato che, come ogni buona scoperta nazionale, la decisione su cosa farci sia stata prudentemente rimandata a data da destinarsi.

Il sondaggio che non sorprende nessuno

Secondo un'indagine condotta dall'Osservatorio Nazionale sul Rinvio Sistemico (ONRS), ben il 94% dei titolari di piccole e medie imprese italiane ha dichiarato di essere "molto interessato" all'AI, ma di aver rimandato qualsiasi iniziativa di formazione o implementazione a dopo l'estate.

"Certo che sono interessato all'intelligenza artificiale", ci dice Marco, titolare di una piccola azienda di componentistica. "Ma con le ferie di agosto, i clienti che vogliono tutto per ieri e la segretaria che sta per andare in pensione, non ho proprio tempo di capire 'sta storia del machine learning. Magari a settembre ne parliamo con calma".

La frase, immortalata dall'Osservatorio come "il tormentone nazionale dell'anno", racchiude in sé tutta la saggezza imprenditoriale italica: se un problema non si risolve da solo entro l'estate, vuol dire che non era un vero problema.

L'AI spiegata in 10 secondi (per chi ha fretta)

L'intelligenza artificiale, per chi non lo sapesse, è quella cosa che permette ai computer di fare cose intelligenti. Come, per esempio, ricordarti che dovevi fare la formazione sull'AI già l'anno scorso.

"Ho comprato un corso su ChatGPT a gennaio", racconta Laura, titolare di un'azienda di consulenza. "Poi l'abbonamento è scaduto a marzo e non l'ho mai aperto. Ma ho salvato il PDF di presentazione. Quello è importante. È nella cartella 'Da leggere', che ha 487 file non letti".

Il problema, spiegano gli esperti, non è la mancanza di offerta formativa. In Italia ci sono più corsi di AI che pizzerie a Napoli. Il problema è che frequentarli richiederebbe di ammettere di non aver già capito tutto, e questo un imprenditore italiano non lo farà mai.

Il paradosso del "facciamo da soli"

"No ma io l'AI già la uso", ci tiene a precisare Giovanni, artigiano digitale con un'agenzia di comunicazione. "L'altro giorno ho chiesto a ChatGPT di scrivermi una mail e l'ho pure firmata. Poi ho scoperto che se la scrivevo io facevo prima, ma vabbè".

Il fenomeno ha un nome preciso: "sindrome del rimando strategico". Secondo la psicologa aziendale dottoressa Serena Brambilla, "l'imprenditore italiano ha sviluppato una capacità quasi mistica di trasformare qualsiasi urgenza in qualcosa da fare 'appena possibile', che nel calendario italiano significa 'dopo il 15 settembre'."

I tre step del procrastinatore hi-tech

L'indagine ha identificato un pattern ricorrente in tre fasi:

Una strategia vincente, a patto che il cliente non pretenda risposte in tempi ragionevoli.

La soluzione? Ne parliamo a settembre

Abbiamo chiesto a un esperto di AI cosa consiglia alle PMI italiane. La risposta è stata: "Iniziare ieri". Poi, vedendo la nostra espressione, ha aggiunto: "Va bene, va bene... capita. Allora iniziate oggi. Davvero. Oggi."

Ma siccome oggi è sabato, e domani è domenica, e lunedì c'è quel appuntamento dal commercialista, e poi è già luglio, e luglio è un mese ponte...

Beh, ne parliamo a settembre.